Come si diventa Mental Coach: punta al massimo

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Vuoi sapere come si diventa Mental Coach? Sorrido. Non è certo una domanda da un milione di dollari,  ma la risposta è meno facile di quel che credi. L’argomento è molto vasto, perché capire come si diventa mental coach in un certo senso significa riuscire ad afferrare non solo metodi, teorie e pratiche, ma anche la vastità della natura umana.

La formazione per diventare Mental Coach è infatti orientata al fornirti tutti gli strumenti necessari per aiutare altre persone a raggiungere e ottenere risultati, inquadrando i potenziali problemi e le rispettive soluzioni. Sono strumenti non soltanto teorici ma anche pratici, e afferiscono a metodi molto specifici. L’aspetto più interessante, che è anche quello che può risultare più difficoltoso, è quello che riguarda l’aspetto umano.

Ma proseguiamo con ordine.

Chi è e cosa fa il Mental Coach?

Per capire come si diventa Mental Coach, è fondamentale comprendere innanzitutto quale ruolo svolge questa figura e definirne i tratti principali. Letteralmente, l’espressione indica un “allenatore della mente”. Se consideri quanta importanza, potere e peso la mente abbia nella definizione di tutto quello che è il tuo mondo e la tua autodeterminazione, ti accorgi in fretta di quanto un Mental Coach bravo ed efficace nel suo lavoro possa giocare un ruolo decisivo in numerosi contesti, a livello trasversale e totale.

Se vuoi diventare Mental Coach leggi questo articolo

Se vogliamo abbozzare qualcosa di più definito, possiamo dire che a livello teorico il Mental Coach opera in tre aree di interesse principali – business, crescita personale e sport –, ma il confine è decisamente labile e la categorizzazione perde in un certo senso il suo significato. Sai perché? Per il fattore umano di cui ti ho già parlato. Siamo infatti esseri complessi, e ogni aspetto della nostra vita va a incidere sugli altri, in un gioco di stretta interdipendenza.

Il coach lavora a diversi livelli in base agli obiettivi prefissati. Conosce gli strumenti e i metodi da sfruttare per ottimizzare i processi umani, prevenire criticità relazionali, permettere il potenziamento di dinamiche positive. In quali contesti? Un team aziendale o una squadra sportiva, per esempio. Da una parte si trova di fronte a un amministratore delegato, dall’altro un grande giocatore; da una parte il manager delle risorse umane o delle vendite, dall’altra un allenatore sportivo, e via dicendo. Sono livelli diversi, con problematiche e sfide diverse, ma alla base c’è sempre una persona con la sua storia personale, le sue difficoltà e il suo modo di guardare il mondo. Un Mental Coach che sa fare bene il suo lavoro riesce a leggere questi aspetti e a integrarli nei suoi processi di modo da trasformarli in risorse.

Il Mental Coach: attenzione e pianificazione

Se vuoi davvero capire come si diventa Mental Coach, pensa a una situazione di difficoltà che magari a primo impatto ti sembra priva di soluzioni. Ora amplia la tua visione e prova a escogitare almeno 5 o 6 soluzioni valide che possano ribaltare lo status quo iniziale. Ci sei riuscito?

Probabilmente no. Ed è normale che sia così. È un lavoro da Mental Coach e non è affatto facile. Credimi, in questa professione non devi sapere tutto o avere dei superpoteri, ma sviluppare attenzione e comprensione profonda dei meccanismi che permettono di pervenire a soluzioni. Non importa che siano tra le più canoniche o  magari molto fantasiose, ciò che è importante è il raggiungimento di un risultato concreto.

Un Mental Coach sa prestare attenzione a ogni singolo elemento del quadro ma mantenere al contempo una visione d’insieme. Allo stesso tempo, monitora ogni singola azione.

Andando più nello specifico, definisce in primo luogo gli obiettivi sulla base della loro attuabilità, ovvero valutando criticità e risorse a disposizione. Stila quindi un piano d’azione, con tempistiche ben definite e obiettivi parcellizzati.

È in questo modo che riesce a condurre la persona, l’azienda o la risorsa su cui sta operando da un punto A al punto B, dal punto B al punto C, fino al conseguimento del risultato finale. Il tutto sfruttando procedimenti misurabili e quantificabili.

Quello della misurabilità è un aspetto imprescindibile, non se ne può fare a meno. Consente di tenere sempre sotto controllo le prestazioni e offre l’opportunità di risolvere tempestivamente eventuali problematiche “inattese”. Metto il termine tra virgolette perché, come vi potrebbe certo confermare qualsiasi altro Mental Coach, in questo mestiere gli imprevisti si verificano con puntualità svizzera e la prontezza non è un optional.

Il tuo primo assistito sei tu

E poi c’è il fattore umano, l’aspetto a cui ho accennato all’inizio e che non posso esimermi dall’approfondire. Il fattore umano è ciò che va oltre teorie, metodologie, sistemi, concetti, libri. Il fattore umano è la sfida più grande e più affascinante del Mental Coaching. Per capire come si diventa Mental Coach, occorre tu comprenda quanto questo mestiere ti metta a contatto con la natura umana nei momenti che possiamo definire peggiori.

Quand’è che un Mental Coach viene chiamato per offrire la sua consulenza? Non certo quando tutto va bene e fila dritto come un fuso. Il Mental Coach serve quando l’obiettivo sembra troppo grande, i risultati scarseggiano, il traguardo è lontano. Si confronta con situazioni di profonda frustrazione, stanchezza e disequilibrio. Deve essere capace di comprendere caratteri, esigenze, desideri e ideali, nonché di riconoscere il momento che l’altra persona sta vivendo e la natura delle difficoltà che sta affrontando, quali sono i demoni che la frenano.

Se desideri capire davvero come si diventa Mental Coach e nutri il desiderio di cimentarti in queste vesti, sappi che il tuo primo assistito devi necessariamente essere tu. Devi diventare il tuo Mental Coach, perché tutto passa attraverso un percorso personale che devi realizzare su te stesso.

È essenziale, infatti, che tu sperimenti tutto ciò che apprendi. Devi mettere in pratica eventuali idee, teorie, modelli e soluzioni prima di tutto su quelle che sono le tue criticità, i tuoi punti deboli, il “programma preimpostato” che impedisce a te di ottenere ciò che vuoi. Devi capire cosa funziona e cosa no, in quali circostanze e perché. I primi traguardi che devi coronare devono essere i tuoi.

Come si diventa Mental Coach: consigli per la tua formazione

Il settore della formazione è oggi saturo. Fioccano corsi di ogni tipo, e all’offerta formativa si accompagna sempre la promessa di risultati eccelsi. Sulla base di cosa? I programmi sono spesso scarni e aleatori, il più delle volte totalmente privi di quello che io ritengo essere un requisito fondamentale: la pratica.

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Conoscenze e capacità non si possono tralasciare, e questo è un fatto sacrosanto. La pratica ha tuttavia altrettanta rilevanza, tanto più perché ha risvolti che la sola teoria non affronta. Per comprendere come si diventa Mental Coach, occorre dare il giusto peso all’utilizzo concreto di quanto appreso. Occorre che tu sappia inserire le capacità acquisite nel contesto di interesse. E tenere conto del fattore umano.

Oltre alla pratica, dunque, presta attenzione all’esperienza. Diffida di un formatore che insegna ma che non ha mai svolto la professione in maniera attiva, o che non ha mai raggiunto i propri risultati. Il rischio è che stia soltanto seguendo istruzioni, ripetendo frasi e parole, ma che non ci sia nient’altro che possa darti.

Gli manca il fattore umano, e se è privo del fattore umano allora non può trasmetterti l’empatia, la voglia della sfida, il coraggio di misurarsi con qualcosa che va oltre. Non ti può dare ciò che distingue un grande Mental Coach da uno mediocre. E ricorda: se non punti al massimo, in questo mestiere hai già perso in partenza.

Dario Silvestri

Practice, Dedication, Results