Come diventare un leader: consigli pratici di leadership

Come diventare un leader

Capire quali sono le doti che distinguono un buon leader, e quindi capire come diventare un leader, non è semplice. Spesso, infatti, a un leader vengono attribuite delle caratteristiche che descrivono tutt’altra figura.

Un esempio tra tutti è il fatto che se chiedi a una qualsiasi persona cosa distingue un vero leader, 9 volte su 10 ti verranno elencate tutta una serie di tratti che con la leadership e con l’essere un buon leader c’entrano ben poco. Nell’immaginario comune, infatti, il leader è una persona che comanda tutti a bacchetta, che dirige e impartisce ordini e che esercita indisturbato la sua autorità. Eppure queste caratteristiche si addicono più alla figura di un despota autoritario, che a quella di un leader.

Il leader infatti non è né despota, né autoritario, e se vuoi davvero capire come diventare un leader, ci sono alcuni concetti di base che occorre chiarire.

Come diventare un leader: da gruppo a squadra

Sicuramente ti sarà capitato, almeno una volta nella vita, di lavorare in gruppo. Può essere accaduto in un contesto scolastico, lavorativo o anche amicale o familiare. Ciò che ora voglio domandarti però è: hai mai fatto parte di una squadra? Perché c’è una differenza enorme, quasi abissale, tra i due concetti. E il leader questo lo sa bene.

Un gruppo è un insieme di persone non meglio definito. In un gruppo la coesione e la collaborazione sono a livelli minimi e ognuno pensa e lavora per sé, spesso anche con obiettivi propri e distinti rispetto a quelli degli altri. Anche una squadra è un insieme di persone, ma – come avrai già capito – lavora e respira come un unico essere che è diretto verso un’unica meta.

A livello professionale, ho lavorato molto sia in ambito aziendale che sportivo, soprattutto nel calcio professionistico. Posso garantirti che, in base alla mia esperienza, i risultati raggiunti da un gruppo sono nettamente differenti da quelli che possono essere conseguiti da una squadra.

Se è bravo ed efficace nel suo operato, un leader sa benissimo come muoversi per far sì che un gruppo si trasformi in una squadra, in un team vero e proprio. Sa dunque quali leve sfruttare per motivare i membri del team, creare collaborazione tra loro e guidarli perché diano il massimo e mettano le proprie energie al servizio degli altri. Una di queste leve è l’ascolto.

Come diventare un leader: l’importanza dell’ascolto

Se vuoi comprendere come diventare un leader, devi sempre tenere a mente il fatto che il leader è “colui che ascolta”.

Non è così banale come può sembrare. Se sfrutta al massimo l’ascolto, infatti, il leader può dimostrare di saper dare spazio ai propri collaboratori e di avere a cuore i loro bisogni. Se il suo ascolto è attivo, quindi orientato realmente a comprendere l’altra persona, il leader è inoltre in grado di cogliere i cosiddetti “due piccioni con una fava”.

Innanzitutto, si mette in condizione di capire immediatamente se vi sono eventuali criticità, attriti o mancanze all’interno del team di lavoro. È un vantaggio notevole perché, una volta emerse tali difficoltà, può porvi rimedio prima che si inaspriscano o possano diventare un ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo.

In secondo luogo, può comprendere a fondo quali aspetti di ciascun membro del team sia importante valorizzare. Essere un leader vuol dire essere consapevoli che non siamo tutti uguali, non pensiamo tutti alla stessa maniera e non possiamo tutti contribuire  a un progetto con le medesime competenze. Per questo, ascoltando i propri collaboratori il leader dà modo a ciascuno di loro di partecipare ed esprimere con chiarezza i propri punti di forza.

Se comprendi quanto siano fondamentali questi due aspetti, comprendi anche quanto sia potente l’effetto dell’ascolto. Quindi, per comprendere come diventare leader, ricorda che imparare ad ascoltare sarà uno dei primi passi che dovrai affrontare e sara’ anche il segreto del successo della tua squadra .

Tutti sono importanti, nessuno è indispensabile

Quando una persona si sente ascoltata e rispettata, percepisce anche un maggiore valore di sé. Un valore che va a influire sulla sua autostima e che le può dare una motivazione ancora maggiore a dare di più e a impegnarsi con più energie per la buona riuscita del progetto. Rispettare l’individualità di ciascuno è fondamentale.

Ma bisogna chiarire un punto: è imperativo saper distinguere tra il valore e l’indispensabilità del proprio ruolo. Immagino tu abbia già sentito questa frase: “tutti sono importanti, nessuno è indispensabile”.

Attribuire valore a una persona equivale a dirle che hai riconosciuto la sua specifica competenza o capacità. Significa, dunque, metterla in condizione di porre tale competenza o capacità al servizio di tutta la squadra. Questo però deve valere per ogni singolo membro del team e tutti, nessuno escluso, devono essere consapevoli dei punti di forza e debolezza degli altri. Anche e soprattutto il leader.

È un passaggio molto importante perché crea fiducia, e la fiducia è alla base della collaborazione. Se ogni collaboratore sa esattamente fin dove può arrivare e a chi affidare o delegare il lavoro da un certo punto in poi, ogni aspetto diventa più semplice. Si crea un flusso di lavoro fluido e senza intoppi ed e’ anche un modo per aumentare l’autostima di tutti i membri del team.

Pensa a una partita di calcio. Non ti aspetti che un difensore vada in attacco. Ciò che ti aspetti è che l’allenatore sappia farlo emergere per le sue specifiche abilità. Il difensore dovrà dunque difendere una determinata area di campo e, al momento giusto, passare la palla al giocatore in grado di portare avanti un’azione offensiva vincente. Quello è il suo ruolo, e ha determinate peculiarità che lo contraddistinguono. Non avrà paura di sfigurare di fronte agli altri o di non riuscire a emergere. Sa che perché questo accada, deve concentrarsi a svolgere al meglio le sue mansioni.

Questo è esattamente ciò che dovrebbe accadere in tutti gli altri contesti in cui è richiesto un lavoro di squadra. È solo quando vi è un buon leader, e quindi fiducia e collaborazione, che si possono creare le fondamenta di una squadra orientata al successo.

Il buon leader ha le idee chiare

In ultimo, un buon leader è colui che ha le idee chiare. Saper guidare gli altri è importante, ma deve essere evidente e noto a tutti l’obiettivo verso cui si stanno investendo i propri sforzi, qual è la direzione verso cui tendere. Del resto, senza una meta non c’è percorso, e senza percorso si è solo un gruppo di persone che si muove alla rinfusa. Il che significa perdita di efficienza, perdita di efficacia e zero risultati.

Per questo, ricordati sempre di definire un obiettivo specifico e di comunicarlo a chi collabora con te. Non ci devono essere dubbi o malintesi in merito. Poi guida la tua squadra di conseguenza.

In tutto questo, voglio prendere a prestito le parole di Tony Dungy, grande giocatore e allenatore di football americano oltre che grande leader, per lasciarti con un’ultima riflessione: “Il segreto del successo è una buona leadership, e una buona leadership riguarda tutto ciò che migliora la vita di chi fa parte del tuo team o lavora per te”.

Dario Silvestri

Practice, Dedication, Results